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Adriano Tilgher Storico, filosofo, politico
Adriano Tilgher nasce a Resina l’8 gennaio 1887 da una famiglia umile. Il padre Achille Tilgher, di origini tedesche, lavorava il vetro, come a sua volta suo padre; la madre invece Rosa Eufrasia Ottò nacque proprio a Murano di Venezia, anch’ella da una famiglia di vetrai, di origine francese e forse proprio per motivi di lavoro si trasferirono a Resina dove all’epoca operava la principale fabbrica di vetri e cristalli della provincia di Napoli. È probabile che proprio in questa fabbrica si conobbero e si innamorarono Achille e Rosa.
Nel 1897 il giovane Tilgher si trasferisce a Napoli dove inizia la sua formazione frequentando il Liceo Ginnasio Giambattista Vico e dove conoscerà le persone più importanti della sua vita, come la futura moglie Livia de Paolis, Mario Vinciguerra che diventerà il cognato e molti altri.
In questo periodo si dedica molto alle letture di personaggi che poi influiranno sul suo atteggiamento teorico.
Si dice infatti fosse un lettore accanito, un divoratore di libri e che si isolasse nel suo mondo quando era dedito alla lettura.
Un piccolo scherzo degli amici e della fidanzata sembrano testimoniare questa sua caratteristica: mentre teneva per il braccio la sua amata e tra le mani un libro, che era intento a leggere, la ragazza si stacca da Adriano lasciandolo con il braccio ad angolo per molto tempo, non accorgendosi che la fidanzata l’aveva lasciato.
Aveva quindi l’abitudine di essere molto concentrato e teso verso qualsiasi novità, soprattutto verso i problemi filosofici.
Gli anni della sua giovinezza sono pervasi dal pensiero di Benedetto Croce che sarà per lui il primo maestro. Dopo la fine dei suoi studi classici, si laurea in Giurisprudenza a soli ventidue anni con una tesi in filosofia del diritto. Negli anni dell’università un suo professore gli fa conoscere Croce, che ammirato dalla precoce eccezionalità del giovane Tilgher e dalla sua conoscenza delle lingue, gli affida delle traduzioni per la casa editrice di Laterza.
Ben presto si allontana dal pensiero di Croce, essendo maggiormente portato verso la filosofia teoretica.
Nel 1910 si trasferisce a Torino, dove aveva vinto un concorso per bibliotecario.
Nel 1912 sposa la sua compagna storica Livia de Paolis e si trasferisce a Roma perché chiamato a lavorare alla biblioteca alessandrina. Qui inizia un’attività di pubblicista che lo porterà a collaborare con tanti giornali e riviste e dove maturerà la fama di critico attento e polemista.
Tra il 1917 e il 1919 incontra molte importanti personalità che lo condurranno a scrivere per La Stampa, per il Resto del Carlino e per il Tempo.
Il suo è un pensiero pessimistico e negativo della realtà e della storia. Non esiste per lui una sola morale ma una pluralità. Inoltre fu il primo a rivelare l’originalità del teatro pirandelliano.
Muore a Roma il 3 novembre 1941.
Volendo utilizzare un’espressione per definire la sua personalità io sceglierei quella di Gian Franco Lami secondo il quale il suo pessimismo derivava dalla sua “napoletanità elegante e sconsolata, ironica ed intimamente dolorosa, viva di succhi antichi e eterni”.

Fonti:

Enciclopedia Treccani
www.edizionisolfanelli.it
“Adriano Tilgher. Il profilo filosofico di un irregolare”, di Pasquale Lucio Losavio, in www.nilalienum.com
“Adriano Tilgher: un intellettuale scomodo”, di Biagio Felleca, Roma, 2009
www.istitutotilgher.eu


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