Blog Dalia su Interviste Libri
Pubblicato in data sabato, Dic 10

Il talento di Katia

“Ha voglia di cadere addormentata, inghiottita da quell’eterno movimento grigio-azzurro, dove tutto è come sembra. Il mare è il mare, il cielo è il cielo, i pesci sono i pesci e la luce che filtra sotto il pelo dell’acqua non è mai buio. Dove Katia è Katia.”

Essere la più brava per avere il diritto di esistere

segnalato alla XXXIV edizione del Premio Italo Calvino

Il talento

All’inizio del romanzo, Katia è una ragazzina di dieci anni alla disperata ricerca di un suo particolare talento, qualcosa in cui essere la più brava di tutti. Perché è così importante per lei?

Katia, fin da bambina, ha il desiderio di essere vista, di occupare un tempo e uno spazio nel mondo e di essere riconosciuta come persona unica e non assimilabile a nessun’altra. Il fatto che cerchi di veicolare la sua unicità mediante un talento, e che proprio questo concetto venga introiettato dalla ragazzina attraverso le parole di sua madre, è emblematico: Katia impara a credere che solo attraverso una capacità innata può essere considerata una persona meritevole di attenzione e, forse, anche di amore.

Katia e Bruno

Che tipo di rapporto c’è tra Katia e il suo fratello gemello Bruno?

Katia e Bruno sono diversi: lei è una ragazzina irruenta, curiosa, a tratti egocentrica. Lui, timido e introverso, ma con una gran voglia di vivere a modo suo, soffre del protagonismo della sorella perché in qualche modo Katia gli toglie spazio, anche se inconsapevolmente. Il rapporto tra i due è simbiotico, ma anche conflittuale. Katia vuole prendersi tutto, a Bruno basterebbe solo una parte di quel tutto, necessaria per vivere la sua vita senza essere all’ombra della sorella.

Risplendere

Come descriveresti la tua protagonista?

Katia è una ragazzina che si pone delle domande, e che non si accontenta delle risposte che trova sul suo cammino. È leale, crede nell’amicizia e non sopporta i soprusi. È intraprendente, impaziente, vuole risplendere di luce propria. Ma Katia è anche una ragazzina che non si pone il problema dell’opportunità dei suoi comportamenti e delle etichette che, già da piccolissima, il mondo esterno cerca di cucirle addosso.

Gli adulti

E il rapporto con gli adulti?

Gli adulti, nel mondo e nei pensieri di Katia, sono persone quasi incomprensibili: sembrano avere tutte le risposte, ma raramente si pongono delle domande, si dannano per cose senza importanza e ignorano, o scelgono di ignorare, ciò che veramente conta. E, soprattutto, gli adulti non spiegano, ma omettono, confondono le acque perché hanno paura di cosa possa nascondersi sotto la superficie. L’unica figura adulta estranea a questa odiosa incoerenza sembra essere la nonna Lucia: non a caso, la donna è affetta da una malattia neurodegenerativa che la rende evanescente e lucida al tempo stesso, capace di comprendere l’essenziale e lasciar andare tutto il resto.

Adolescenza

Nella seconda parte del libro, Katia è un’adolescente. Cosa rappresenta per Katia l’adolescenza?

L’adolescenza è, per Katia, una terra di mezzo confusa, indecifrabile, ostile. Il guizzo infantile e la voglia di emergere sembrano essersi ripiegati su stessi, ed è proprio in questo periodo che Katia sperimenta in modo netto il suo sentirsi diversa dagli altri (e soprattutto dalle altre) come qualcosa che la rende in qualche modo sbagliata, non accettata. Adesso, quelle etichette che le volevano cucire addosso da ragazzina sembrano essere quasi un’ancora di salvezza, un modo per sentirsi parte di quell’universo adolescenziale che non comprende fino in fondo, ma di cui, suo malgrado, fa parte.

Essere diversa

Katia è diversa dagli altri? È diversa da noi?

Katia si sente diversa. Per lei è difficile identificarsi in quei modelli e codici prestabiliti e rassicuranti, ma allo stesso tempo vorrebbe percepirsi come tutti gli altri e le altre, perché cercare continuamente il proprio posto nel mondo, semplicemente esistendo per quello che si è, può essere davvero estenuante. Katia è diversa da noi, e allo stesso tempo non lo è affatto, perché ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è sentito (e a volte ancora si sente) sbagliato, non adeguato, inopportuno. E allora, se tutti siamo diversi, perché non dovrebbe esserlo anche Katia?

Va bene così

Cosa pensa Sara Catacci della sua protagonista?

Penso che se la incontrassi per strada le farei una carezza e le direi che va bene proprio così com’è, anche senza un talento.

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